Prologo
Il sogno di Verdi
di Lisa Kramer Taruschio
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Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti risusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. E’ quello che ho fatto io in questi anni, che vorrei non aver fatto e continuerò a fare perché orma non si tratta dell’altrui destino ma del mio.
Salvatore Satta
Il giorno del giudizio
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Oh mia patria sì bella e perduta!
O membranza sì cara e fatal!
Il coro del Va’ Pensiero cantato dagli ebrei in esilio nel
O membranza sì cara e fatal!
Il coro del Va’ Pensiero cantato dagli ebrei in esilio nel
“Nabucco” di Giuseppe Verdi
Versi di Solera
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Ringraziamenti
Ci sarebbero diverse persone da ringraziare, ma per ora la mia infinita, eterna gratitudine va a Milton Glaser, che per so esempio è stato il mentore creativo perfetto, nonché amico lealissimo. Grazie a Elaine Richard e Robert Stewart, per la loro costante amicizia e assoluto professionalismo. Alla cara, carissima Elizabeth, suo marito David, e sua figlia Carrie per la loro lealtà, sopporto e meraviglioso umorismo--di gran lunga al di sopra dell'affetto e della pazienza mortali. A Dr. Robert C. Kolodny, il mio più vecchio amico, per la sua straorinaria chiarezza, la sua brillantezza intellettuale, e sì, per la sua dolcezza. Ad un altro caro amico del liceo, Bob Blumberg, per il magnifico senso d'umorismo, per la sua saggezza editoriale, e per l'ispirazione per il carattere di Roberto Simone e le cose MIT. A Dr. Laurence Tancredi per la sua conoscenza perfetta di cose psicologiche, e perché è un partigiano per eccellenza, e perché il suo senso di ironia sostiene sempre. Ma soprattutto grazie a Giacomo, perché signori si nasce. Se non fosse per il suo conintuo esempio del meglio nel carattere italiano--l'affetto, l'amicizia e l'amore--e per la sua generosità di tutti i tipi, niente di tutto questo sarebbe successo. Infine, a nostra figlia, Anna Marta, che ha sopportato il tutto.
Dedica
For my father, Judge David Samuel Jacoby,
who loved history, mystery-- and us (in reverse order).
And for my mother Rose Schonwald,who always knew this would happen.
[A mio padre David Samuel Jacoby,che ha amato la storia, il mistero—e noi (nell’ordine inverso).
E a mia madre Rose Schonwald,Che ha sempre saputo che questo sarebbe accaduto.]
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PROLOGO
Attraverso I fitti banchi di nebbia le camionette con i simboli verniciati, le sponde chiuse e i teloni sporchi che penzolavano da supporti d’acciaio bitorzoluti, si muovevano per la strada di campagna come delle navi fantasma che scivolano su un orizzonte notturno. Di tanto in tanto uno degli uomini sul retro faceva capolino dai lembi di tela, scrutando il desolato orizzonte di fine inverno in cerca di un segno che indicasse la fine del viaggio; autisti e passeggeri nelle cabine anteriori, non rasati e troppo esausti per parlare, controllavano l’avanzamento verso sud attraverso distese di campi coltivati che si stendevano al lato delle pietre quasi fosforescenti che delimitavano la carreggiata: Milano 10 km., Milano, 5 km.
Al confine nord della città il convoglio, accompagnato dal rumore sordo delle ruote sui ciottoli, entrò in una delle piazze più nuove e grandi; uno spazio circolare, umido e privo di vita quanto una lapide nella lugubre luce che precede l’alba. I negozi a piano terra dei palazzi che disegnavano il confine interno della piazza avevano le saracinesche sbarrate; i balconi ai piani superiori sembravano richiudersi come palpebre.
L’autista al comando, sventolando una sporca bandana rossa dal finestrino, fece cenno al convoglio di seguirlo mentre si dirigeva verso una stazione di rifornimento al centro della piazza. Ancor prima che i veicoli rallentando si disponessero in un irregolare semicerchio intorno alle pompe, gli uomini –una combriccola di partigiani-- iniziarono a balzare a terra, aprendo i teloni posteriori, imbracciando fucili, avvolgendo pesanti funi sulle loro spalle. Una volta a terra, stremati dal lungo viaggio e dalla notte di freddo pungente, si strofinarono le braccia, si soffiarono sulle mani, risanarono le membra infreddolite e sbiascicarono qualche parola. Quando i motori delle camionette si fermarono, l’unico rumore era il fruscio degli ultimi uomini che scendevano.
Come obbedendo a un tacito ordine, la strampalata brigata iniziò a lavorare. Mantenevano un ritmo tranquillo, quasi pigro, i loro volti inespressivi – niente paura, apprensione, rimorso o preoccupazione. Era come se non fosse nient’altro che un compito in più, il fatto di essere l’ultimo della loro missione non lo rendeva ne più né meno arduo. I quasi venti cadaveri, tutti in uniforme fascista, furono scaricati uno per uno, e il pesante sollevamento di pesi si stava ancora svolgendo quando un luminoso sole mattutino emerse a rischiarare la carneficina che andava a impilarsi sulle pietre, simile a tanti sacchi di patate. I vivi continuavano a lavorare con una tale calma da sembrare che avessero a disposizione tutto il tempo del mondo. E forse, in effetti, lo avevano.
La guerra era finita.
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CAPITOLO I°
Cortile e Piazza
29 aprile 1945
...alla sua pagina...


I think that what you write about in your novel may be of the highest interest in the Italian literary marketplace, especially in this period. If you have some good “entrance” in one of our publisher (something unfortunately I don’t have) the book should get the attention I guess it deserves.
ReplyDeletela citazione si Salvatore Satta e del suo giorno del giudizio completa la nostra "assonanza" letteraria.
ReplyDeletePosso dire che mi hanno commosso le dediche ai tuoi genitori? e che mi è piaciuto il prologo. Attendo con ansia il resto. Intanto complimenti. A presto C.
...non si fa così!!!!!!!!!............solo poche righe per crearti interesse nella narrazione e poi più niente.............aspetto tutto il resto e.....complimenti , anche per il coraggio di affrontare un tema così delicato per la nostra storia e per le generazioni di mezzo come la mia.
ReplyDeleteBello, ben scritto. Viene voglia di voltare pagina e andare avanti... Aspetto con ansia il seguito!
ReplyDeleteDa un lettore che preferisce rimanere anonimo....
ReplyDelete"mi è piaciuta moltissimo la tua scrittura VISIVA. interessantissimi soggetto e ambientazione che sapientemente riesci a rendere perfino attuali e contemporanei (in situazioni, atmosfere, descrizioni, dialoghi). AMMAPPETE quanto sei PROFONDA